La resistenza di minneapolis e del minnesota, contro l’ice e trump

Milano Resistente si schiera in favore della popolazione di Minneapolis, ed in particolare con la resistenza spontanea e trasversale a tutte le fasce sociali ed etniche della città, contro il vero e proprio assedio che sta subendo da parte dell’ICE – Immigration and Customs Enforcement – una milizia paramilitare neofascista assoldata dal Presidente Trump per la sua delirante crociata contro le persone a lui sgradite sul territorio federale.
Milizia che ha aumentato i suoi effettivi da 12.000 a oltre 21.000 nell’ultimo anno, nel nome della folle ideologia della mono-etnia: tutti coloro che sono immigrati, in regola o meno, neri, ispanici, non wasp (White, anglo-saxon and protestant), devono essere cacciati dal suolo Usa. Come possiamo vedere il numero è quasi raddoppiato in un solo anno, adducendo come scusa l’impellenza e la necessità di combattere ancora più efficacemente l’immigrazione. In nome di questa follia sono stati reclutati frettolosamente uomini e donne assolutamente non addestrati in alcun modo (sono arrivati a sostenerlo persino o alcuni senatori e deputati Repubblicani) e incapaci di gestire le inevitabili situazioni di tensione che ormai quotidianamente si presentano. Agenti ancora più estremisti ideologicamente, ma con nessuna preparazione, persino rispetto ai loro predecessori, assoldati negli anni precedenti. Un’escalation della quale sembra non vedersi la fine: è stata recentemente infatti approvata una circolare interna che autorizza gli agenti ad entrare nelle case senza un mandato giudiziario. Una mossa che secondo gli esperti legali viola le garanzie sancite dal quarto emendamento della Costituzione.
A questo quadro si ascrive perfettamente l’omicidio di Renèe Good avvenuta la mattina del 7 gennaio 2026 a Minneapolis.
La pressione sul Minnesota è altissima da parte dell’amministrazione Trump, anche perchè il suo Governatore, il democratico Tim Walz, candidato vicepresidente alle ultime presidenziali, si è più volte esposto pubblicamente e fortemente contro le politiche dell’attuale governo Usa e viene visto come uno dei principali e più credibili avversari di Trump.
Persino le forze dell’odine locali sono arrivate a scontrarsi con agenti dell’ICE: ne contestano l’operato e affermano con forza che creano enormi problemi di ordine pubblico, anziché aiutare a risolverli.
In questo contesto di estrema pressione e schieramento di un vero e proprio piccolo esercito nello Stato, centinaia di aziende del Minnesota, la maggior parte a Minneapolis e St Paul, hanno chiuso, venerdì 23 gennaio, per protestare contro le politiche sull’immigrazione di Trump, con l’obiettivo di causare un “economic blackout”. L’adesione è stata alta e l’obbiettivo in buona parte raggiunto, hanno dichiarato gli organizzatori. Questo testimonia la grande partecipazione alle proteste, che non hanno visto schieramenti ideologici ma la sola volontà di pacifica convivenza della cittadinanza sul proprio territorio.
Lo sciopero, organizzato dai leader religiosi locali e dai sindacati, ha chiesto ai cittadini del Minnesota di evitare di fare acquisti e di rimanere a casa dal lavoro o dalla scuola. Si è anche svolta una partecipatissima manifestazione nel centro di Minneapolis, all’insegna dello slogan: “ICE fuori dal Minnesota”. Bisogna purtroppo segnalare che ci sono stati momenti di forte tensione, dovuti alle provocazioni dell’Ice, con scontri tra i miliziani anti immigrazione e i manifestanti, per fortuna senza gravi conseguenze. Al termine della manifestazione circa 100 membri del clero, che si erano radunati in protesta all’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul per fermare alcuni aerei che sembra stessero deportando migranti detenuti, sono stati arrestati.
Questa iniziativa di massa è arrivata il giorno dopo che il vicepresidente JD Vance, in visita a Minneapolis, ha attribuito alcuni dei problemi della città alla mancanza di collaborazione da parte delle autorità locali, suggerendo che questo è il motivo per cui ICE ha bisogno di una presenza così forte a nella principale città del Minnesota.
Lo sciopero proseguirà anche nei prossimi giorni, così come le manifestazioni di protesta.

La testimonianza di quanto sia radicata la rete di solidarietà e presidio territoriale nella città statunitense, è stata raccontata con grande accuratezza in un’intervista durante la trasmissione “Tutto Scorre”, andata in onda il 22 Novembre su Radio Popolare. L’intervista è stata fatta da Luisa Nannipieri a Marina Catucci, inviata de Il Manifesto a Minneapolis.
Minuto 14’45”del podcast
https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-tuttoscorre/tuttoscorre_22_01_2026_09_35

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