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Oggi a Roma, in occasione della cerimonia a ricordo della deportazione degli ebrei romani dopo la razzia del Ghetto realizzata il 16 ottobre 1943, un gruppo di estremisti ha contestato la presenza della delegazione dell’ANPI di Roma, pretendendone l’allontanamento dalla piazza.La contestazione fa seguito all’incredibile appello del presidente della Comunità romana che alla vigilia della giornata aveva dichiarato: “Chiediamo all’Anpi di non partecipare alle nostre commemorazioni. Chi ha contestato la presenza delle bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile non può pretendere di presentarsi da noi il 16 come se tutto questo non significasse nulla”. Puntuali, questa mattina, gli insulti e la contestazione di un gruppo di fanatici.A seguito delle contestazioni le bandiere dell’ANPI, dell’ANED , dell’ANPPIA e di altre organizzazioni della Resistenza si sono spostate in un altro settore della piazza.L’ANED deplora con forza la violenta contestazione di questa mattina. Per decenni le forze neofasciste hanno negato la legittimità della presenza delle organizzazioni partigiane alle celebrazioni delle vittime del nazifascismo; dove non sono riusciti i neofascisti non riuscirà oggi la maggioranza di destra della comunità ebraica di Roma.Per quanto la riguarda direttamente, l’ANED fin dalla fondazione, nel 1945, organizza in fraterna solidarietà tutti i superstiti dei campi nazisti e tutti i famigliari di coloro che dai lager non sono tornati, e non deve chiedere a nessuno il permesso di partecipare alle commemorazioni dei suoi morti. Se poi il presidente della Comunità di Roma si sente più a suo agio non in compagnia di chi ha da sempre combattuto i deportatori e i persecutori, ma dei rappresentanti di forze politiche i cui gruppi giovanili inneggiano ai forni di Auschwitz, questo è con evidenza un problema suo.L’ANED esprime all’ANPI la più fraterna solidarietà di fronte a questo odioso e strumentale attacco.Il Consiglio Nazionale ANED@follower …
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«𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 è una studentessa iraniana di 23 anni che rischia l’esecuzione per un’accusa di blasfemia. L’ANPI si unisce a tutte le organizzazioni per i diritti umani che stanno denunciando il ricorso crescente in Iran alla pena di morte come strumento di repressione del dissenso e che chiedono l’annullamento della sentenza.La vicenda di 𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 si inserisce nel contesto della dura repressione delle proteste nazionali che stanno attraversando l’Iran. Le forze di sicurezza dal gennaio del 2026 stanno conducendo una violenta operazione repressiva, causando vittime e migliaia di arresti.La condanna di una giovane donna per un contenuto pubblicato online solleva ancora una volta interrogativi profondi sul rispetto dei diritti fondamentali, sulla libertà di espressione, sulle garanzie di un processo equo in Iran, sul prezzo che stanno pagando le donne iraniane, e rappresenta un ulteriore motivo di allarme per quanti difendono la libertà di espressione e chiedono che nessuno venga privato della vita, tanto più in procedimenti caratterizzati da violazioni dei diritti fondamentali.Secondo varie fonti, dall’inizio del 2026 in Iran sono già state eseguite centinaia di condanne a morte.Se la pena di morte nel mondo è inaccettabile, sempre e ovunque, il ricorso a queste esecuzioni è uno strumento per alimentare la paura, reprimere il dissenso e colpire chi esprime posizioni considerate ostili al regime.La vita e la dignità umana, le garanzie fondamentali della giustizia devono essere tutelate senza eccezioni.L’ANPI si rivolge alla comunità internazionale, al governo italiano, alle istituzioni europee perché esprimano tutto lo sdegno ed il rifiuto per azioni così efferate. L’impegno dell’ANPI sarà quello di mantenere alta l’attenzione sul caso di 𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 e sulla situazione delle persone detenute in Iran, come in altri Paesi, per aver esercitato pacificamente i propri diritti».✍️ Segreteria nazionale ANPI#NajmehAmini …
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