Askatasuna – una storia di libertà

L’Askatasuna, lo storico centro sociale di Torino, da trent’anni attivo nel quartiere Vanchiglia, è stato sgomberato ieri a seguito di un’imponente azione di polizia, con agenti fatti appositamente provenire da altre Regioni, per quella che doveva inizialmente configurarsi come una perquisizione. I motivi sono stati fatti risalire alle azioni di disobbedienza civile nella città, accadute a margine dei cortei in sostegno alla Sumud Flotilla, con il danneggiamento degli allestimenti alla Italian Tech Week presso le Officine Grandi Riparazioni lo scorso ottobre. Il Governo ha poi voluto trovare una connessione con l’irruzione presso la redazione del quodiano La Stampa, vandalizzata a fine novembre da minoritarie frange della manifestazione in favore di Mohamed Shahin, Imam della stessa città, allora appena arrestato e, recentemente, giustamente liberato.
Indipendentemente dagli addebiti individuali, sui quali sono in corso le dovute indagini, lo sgombero di Askatasuna, eseguito peraltro con l’uso di idranti e fumogeni, in risposta ai presidi di quartiere, animati dagli attivisti, di concerto con residenti e cittadini, rappresenta una strumentalizzazione di singoli episodi a detrimento del lungo impegno politico, culturale e sociale, di un luogo di aggregazione e inclusione per il capoluogo piemontese. Esattamente come accadde a fine agosto con lo sgombero del Leoncavallo a Milano.
La linea politica di questo governo premia quindi la speculazione edilizia e punisce la libertà di espressione e la controcultura, anche laddove sia presidio per le fasce più fragili, come i giovani, gli stranieri, i minori e perfino gli anziani. Esprimiamo quindi la massima solidarietà a compagne e compagni di Askatasuna, a tutti gli attivisti torinesi e piemontesi, e ricordiamo l’appuntamento di domani, sabato 20 dicembre, alle ore 14:30 in piazza Santa Giulia, quando un nuovo corteo è stato convocato in risposta allo sgombero.

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