Vi presentiamo il documentario :”IL GRANDE GIOCO, il rovescio delle medaglie olimpiche”

Milano Resistente vi invita a guardare questo interessante documentario sull’insostenibilità delle Olimpiadi Milano – Cortina 2026, sul loro devastante impatto ecologico, sociale ed economico. Rimanete aggiornati sulle prossime proiezioni, seguendo il progetto C.I.O, il Comitato Insostenibili Olimpiadi, ai link che trovate in fondo alla pagina. Buona lettura.

Genere: documentario. Durata: 69 min.
 Anno di produzione: 2025
Logline
Le Olimpiadi Milano Cortina 2026: il grandioso show che promette di portare milioni di visitatori all’in- segna di sostenibilità e inclusione. E che invece sottrae risorse alle comunità a beneficio di pochi.
Con Il grande gioco il Comitato Insostenibili Olimpiadi smonta il modello di questi giochi olimpici inver- nali e la logica predatoria di risorse sociali e ambientali che accomuna tutti i grandi eventi. Sportivi e non.
Sinossi
Mentre Milano e Cortina si preparano a ospitare i tanto celebrati Giochi Olimpici Invernali del 2026 sbandierando valori come sostenibilità e cooperazione, una rete di attivistə si batte nei territori per spie- gare come in realtà in questo grande evento vinca solo il business di pochi: una città che grazie alle Olim- piadi attira enormi flussi di capitali internazionali che rendono sempre più costoso e difficile viverci; che smantella lo sport pubblico in favore di investimenti sportivi a beneficio dei privati (che in realtà sportivi non sono, ma a beneficio dei privati sicuramente sì); che esporta anche nei delicati ecosistemi montani il suo modello di sviluppo (quello dell’iper-turismo legato allo sci alpino) miope perché i cambiamenti climatici lo hanno reso senza futuro, predatorio e distruttivo di risorse ambientali.

Anche se nessuno ha mai chiesto alle comunità interessate cosa pensano di queste Olimpiadi e se sono disposte a ospitarle nei propri territori, queste comunità hanno deciso di non essere più spettatori passivi e di partecipare al grande gioco olimpico.
Da questa esperienza nasce il film documentario Il grande gioco. Il rovescio delle medaglie olimpiche, che rac- conta la battaglia della rete C.I.O. contro la gigantesca macchina retorica di Milano-Cortina 2026. Pensato come un film diviso in tre atti (o ”round” di una partita), ciascun “round” affronta un tema spe- cifico: nel primo il campo di gara è quello cittadino, e più precisamente lo spicchio di città che va dallo Scalo Romana, dove si trova il villaggio olimpico, fino al quartiere di Corvetto. Qui si gioca la partita sociale più importante, fra render di nuovi e lussuosi progetti abitativi e pulsioni speculative e securitarie che mirano ad allontanare i vecchi abitanti.
Il secondo round si concentra sullo sport, con l’utopico-ma-non-troppo obiettivo di riprenderci la città attraverso la pratica di uno sport popolare, inclusivo e dal basso che sconfessi quel modello di privatizza- zione sportiva portato avanti dalle Olimpiadi.
Mentre nel terzo e ultimo round il campo di gara si sposta in montagna, uno scenario in cui gli e le attivi- stə dei C.I.O. sono impegnati nel tentativo di cancellare le tracce di uno sviluppo cementizio e divoratore di risorse (gli impianti abbandonati di Cesana Torinese e Pragelato per le Olimpiadi di Torino 2006 ci ricordano qualcosa?) per restituire alla montagna il suo scenario migliore, e poi provare a immaginare insieme un futuro che sia finalmente alla nostra e alla sua portata.
Sulla strada di questo match cinematografico il C.I.O. trova alleati preziosi: Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane e giornalista, che ci accompagna in un anti-tour olimpico per le strade dei quartieri mi- lanesi interessati dai Giochi, invitandoci a ragionare sul processo di sostituzione demografica che questi grandi eventi producono sulle città; Duccio Facchini, direttore di Altreconomia,che ci spiega l’ingan- no economico e finanziario che si nasconde dietro le Olimpiadi; e Marco Albino Ferrari, scrittore di montagna, che in un cortocircuito fra passato e futuro ci porta a (ri)scoprire le vestigia degli impianti abbandonati e già dimenticati delle Olimpiadi di Torino 2006, monito alla sorte che potrebbe toccare agli impianti di Milano Cortina 2026 ora in costruzione. Come a dire che la nostra società non impara mai dai propri errori.
Il racconto si sviluppa nell’arco di quasi due anni e tiene traccia dei tanti momenti di lotta, ma anche di performance artistiche, di sport, di confronto politico e partecipazione. Ovviamente con il contributo

delle tante comunità locali attraversate dal grande evento olimpico (Bormio, la Valtellina, Cortina, la Fair Play Arena di Gorla solo per nominarne alcune) che hanno partecipato insieme a noi al racconto di questa storia.

Il C.I.O. sa bene di non poter fermare con le proprie sole forze le prossime Olimpiadi e la sua ben oliata macchina del consenso, ma con Il grande gioco si propone di lasciare una propria personale “legacy” che sopravviva anche dopo le Olimpiadi e che possa continuare a sovvertire il modello dei grandi eventi.

Il C.I.O.

Formato all’inizio del 2024, il Comitato Insostenibili Olimpiadi è una rete aperta che mette insieme di- verse collettività della metropoli. Tante realtà eterogenee che hanno al centro della loro azione ambiti diversi e differenti pratiche: siamo principalmente realtà dello sport popolare, collettività politiche di spazi occupati, collettività che si occupano delle trasformazioni della città, soggetti e gruppi che frequentano la montagna da una certa prospettiva, reti e organizzazioni di intervento politico, sociale ed ecologico.

Il film

Il progetto di documentario Il grande gioco nasce come laboratorio collettivo all’interno della rete di C.I.O. È un progetto durato circa due anni, totalmente autofinanziato, e composto da filmmakers, lavoratorə, ricercatorə e studentə universitariə.
La particolarità del progetto – che lo differenzia dagli altri approfondimenti giornalistici sul modello dei grandi eventi olimpici – è che si tratta di un racconto fatto dall’interno e in presa diretta di un percorso politico in costruzione, con tutte le difficoltà e le incertezze che questo porta con sé.

È un modo di fare cinema che parte dal basso, che ci vede allo stesso tempo “partecipanti” e narratori, e che per questo necessita di una presenza costante sul territorio e di un continuo processo di riflessione e confronto con la realtà rappresentata. Il laboratorio si è occupato in modo condiviso di tutte le fasi: ricerca, scrittura, riprese e montaggio secondo principi di orizzontalità e inclusione.

Per tuttə, è un atto di fede nel potere dell’immaginazione e nell’intelligenza collettiva.

Cosa ne sarà di questo film?

Le riprese del film sono iniziate nell’autunno del 2023 e si sono concluse a settembre 2025. Da novembre 2025 il film ha cominciato la sua marcia di avvicinamento in vista dell’inizio dei Giochi previsti a febbraio 2026. In quei mesi organizzeremo, grazie e attraverso il film, proiezioni e dibattiti nei territori attraversati dalle Olimpiadi.

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