CUBA OGGI. La Resistenza all’oppressione, anche in tempo di pace

Cosa rende Cuba “Cuba”? il sentimento nazionale forte e sentito, costruito negli anni attraverso lotte di liberazione e nell’affrontare come comunità la grande sfida degli ultimi sessant’anni: sopravvivere, vivere e cooperare portando avanti ideali anticapitalisti, nonostante il Bloqueo.
E Cuba resiste, nonostante una situazione sempre più drammatica, in cui il rischio di una crisi
umanitaria è sempre più vicino.
Di questo abbiamo parlato il 27 settembre a Villa Pallavicini, con Giorgio Oldrini, ex sindaco di Sesto san Giovanni, giornalista e corrispondente de L’Unità a Cuba per 8 anni, Ruben Umbrello,
dell’associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba e con Giovanni Candida, del progetto Cuba Oggi, ha moderato l’incontro Chiara Deleidi, di ANPI Matteotti – Del Riccio.
Il Cubano ha dalla sua la forza che porta la coscienza di essere diventato, con la vittoria della
rivoluzione castrista e l’instaurazione dello Stato socialista dei lavoratori, protagonista della politica mondiale. Fino agli anni Sessanta Cuba ha vissuto anni di dominazione e di lotte di liberazione, prima contro la Spagna, poi contro il neocolonialismo americano, ultimo il regime di Batista; con la vittoria del movimento rivoluzionario l’Isola è diventata di grande importanza strategica, ha avuto un ruolo cruciale nella Guerra Fredda ed è sopravvissuta allo scioglimento dell’URSS. È una delle pochissime realtà nel mondo ad aver sperimentato e attuato, per più di sessant’anni, un modello economico alternativo al capitalismo, ispirato al martismo ed al marxismo-leninismo.
Come ha ricordato Giorgio Oldrini: “se in una notte Cuba fosse sparita, metà del mondo avrebbe riso, metà del mondo avrebbe pianto, ma nessuno sarebbe rimasto indifferente”.
L’orgoglio nazionale ed il patriottismo hanno una forza che va oltre l’uso strumentale cui siamo
abituati con le destre nostrane.
L’inasprimento dell’embargo ha motivazioni tanto ideologiche quanto economiche e politiche.
Gli interessi economici sono innegabili: Cuba possiede circa 5,5 milioni di tonnellate di riserve di
nichel ed è tra i principali detentori mondiali di cobalto, senza contare l’enorme attrattiva turistica.
Esiste un tema ideologico forte ed un importante tema politico: gli esuli cubani anticastristi in Florida costituiscono una potente lobby spesso determinate nelle elezioni presidenziali negli USA
La stretta del Bloqueo, attraverso le misure sanzionatorie extraterritoriali applicate a chiunque
commerci con l’isola, in qualsiasi settore, rientra in un piano studiato: ridurre allo stremo la
popolazione cubana, sperando in un rovesciamento politico; non basterebbe, come gli USA hanno fatto in Venezuela con la cattura di Maduro e, insieme a Israele, in Iran con l’uccisione di Khamenei, eliminare il leader per indurre un cambio di governo. Cuba, che non è così semplice da manovrare malgrado l’uso massivo di questo strumento di politica neocoloniale, resiste.
Resiste nonostante apagones (blackout) di più di 30 ore consecutive, più di 100.000 operazioni
chirurgiche pianificate e bloccate per la mancanza di medicinali (bloccati con altre merci in più di
7000 container a poche miglia nautiche dall’isola) e di energia elettrica negli ospedali, carenza di
carburante con conseguente collasso del trasporto pubblico, aumento dell’inflazione e crollo di più del 60% del turismo (fondamentale fonte di introito per l’isola).
Il famigerato ordine esecutivo statunitense 14404 tocca anche noi, certo non con la durezza con cui cala su Cuba, ma sta ostacolando, attraverso il blocco indotto delle transazioni bancarie, il lavoro del personale sanitario cubano in Italia: solo in Calabria parliamo di circa 400 medici (che sarebbero dovuti arrivare a 1000), fondamentali per il funzionamento della sanità regionale.
Da qui sorge spontanea una domanda: fino a che punto sarà tollerata l’ingerenza dei grandi della terra che manovrano a loro piacimento l’economia e la politica mondiale?
Riporto la questione posta dalla dottoressa Zaina Jallad, direttrice del Palestine Land Studies Center dell’università americana di Beirut e relatrice speciale sulle misure coercitive unilaterali alla 63ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, come citata dal Manifesto questo 12 settembre: E’ possibile un ordine internazionale fondato su norme comuni quando gli strumenti economici vengono usati per isolare Stati sovrani da sistema finanziario economico e tecnologico
internazionale? Violando sovranità ed indipendenza di uno Stato?

Attendiamo speranzosi la risposta, anche se sul piano dei fatti finora le prese di posizione sono state a dir poco effimere e, soprattutto, confidiamo nella forza del popolo cubano di resistere a
quest’ulteriore attacco, basiti dal silenzio di tutti quegli Stati che negli anni sono stati oggetto degli
aiuti internazionali, soprattutto sul piano sanitario, dell’isola caraibica.
Ci rivedremo a novembre, quando Giovanni Candida ed i suoi colleghi del Progetto Cuba Oggi
torneranno dall’isola, su cui passeranno dieci giorni a documentare la situazione e a parlare con la
popolazione.

Fonti:

https://www.unav.edu/web/global-affairs/cuba-quiere-aumentar-su-produccion-de-niquel-y-
cobalto-y-aprovechar-el-alza-de-precios

https://www.ilpost.it/2026/09/08/caso-stipendio-medici-cubani-calabria/
https://ilmanifesto.it/gli-usa-cambiano-tattica-ma-lavana-non-e-caracas?t=tKakIjh-
AnKbFNQsIBgrs

https://www.gacetaoficial.gob.cu/es/constitucion-de-la-republica-de-cuba

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