Strage di Piazza Fontana: il clima di allora, le celebrazioni di oggi

“Notti di sangue e di terrore scendono a valle sul mio paese chi pagherà le vittime innocenti? chi darà vita a Pinelli il ferroviere” cit. Luna Rossa. Banda Bassotti.
12 dicembre 1969. Milano. Lo chiamavano Autunno caldo e non c’entrava il clima meteorologico. Il boom economico era finito, la classe operaia aveva capito che non era un boom per tutti e allora si protestava. Si protestava per i diritti, per i salari, per la democrazia nei luoghi di lavoro e non solo. Il boom economico era finito, già. Iniziava un altro boom. Quello delle bombe. Prima di quel giorno ci avevano già provato i neofascisti a far esplodere ordigni, a uccidere vittime innocenti.
Quel pomeriggio la Banca Nazionale dell’Agricoltura, che oggi non c’è più ma la scritta rimane sul palazzo a imperitura memoria dei cittadini, è affollata. Alle 16.37 un botto tremendo. Alcuni pensano sia lo scoppio di una caldaia e invece no, sono 7 chili di tritolo. 17 morti e 88 feriti.
Subito l’apparato dello Stato si mobilita a cercare i colpevoli o ad incolpare qualcuno che non c’entra nulla. “Sono stati gli anarchici!” strillano i giornali e così il 15 dicembre muore la diciottesima vittima: Giuseppe Pinelli, ferroviere, anarchico. Lascia moglie e due figlie. In seguito si scopre che sono stati i neofascisti a piazzare la bomba, ma chi ha ucciso Giuseppe ancora non è stato scoperto. Si sa solo che è caduto dal quarto piano dei locali della Questura di Milano, sempre in piazza Fontana. Un malore o una spinta? Una delle tante e troppe verità che questo Paese non conosce.
12 dicembre 2025. Siamo in piazza. Il luogo è gremito. I tempi sono cupi, tra chi cerca di rivalutare il fascismo, chi di discolpare i fascisti dalle stragi nere, chi di nascondere il loro ruolo nella strategia della tensione. Gli interventi sono molteplici, toccante è quello del vigile del fuoco intervenuto sul posto al momento della strage. Parlano le autorità, parlano i testimoni. Parla anche l’autore dell’opera artistica che ricorda i morti di quel periodo storico.
Parlano anche le persone perché questo non è solo un giorno di ricordo. Le stragi avvengono tuttora. I morti sul lavoro sono una strage continua, le guerre, i genocidi come quello perpetuato ai danni del popolo palestinese (a proposito: quando togliamo il gemellaggio milanese con Tel Aviv?)
sono a ricordarci che dobbiamo partecipare per difendere ancora la pace, la democrazia e la libertà per far sì che non ci siano più vittime innocenti.